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Costi di gestione hotel in aumento: alzare i prezzi delle camere è la soluzione?

6 Aprile 2022


I costi di gestione hotel sono aumentati drasticamente negli ultimi mesi!

Tra rincari energetici, guerra in Ucraina, post-pandemia e inflazione, l’industria alberghiera è sotto pressione.
Aumenti su luce, gas, carburanti e forniture stanno mettendo in difficoltà anche le strutture più solide.

Eppure, di fronte a bollette raddoppiate (in certi casi triplicate), molti hotel esitano a fare ciò che in teoria sarebbe ovvio: alzare i prezzi di vendita delle camere.

Bollette e costi alle stelle: cosa sta succedendo?

Già a fine febbraio 2022:

  • Energia elettrica +55%
  • Gas +41,8%
  • Carburanti con prezzi record

Con la guerra in Ucraina, questi numeri sono peggiorati. E non solo per gli hotel: anche i fornitori di servizi alberghieri (come lavanderie industriali, trasporti, catering) stanno alzando i listini per sopravvivere.

Risultato? Gli hotel subiscono gli aumenti, ma non sempre riescono a trasferirli al cliente finale.

Prezzi camere: chi decide davvero?

Sulla carta, nessuno impedisce a un albergatore di alzare le tariffe.
Ma nella realtà, c’è un solo vero giudice: il mercato.

Se il cliente non riconosce il valore del soggiorno, non prenota.
Oppure sceglie un’altra destinazione.

E in un contesto in cui la capacità di spesa del pubblico si sta riducendo, la questione diventa spinosa: prezzi in salita vs domanda in calo. Il rischio? Margini sempre più sottili.

Cosa può fare un hotel in questo scenario?

A mio avviso, ci sono due strade percorribili:

1. Lavorare sulla quantità

Mantenere i prezzi invariati (rispetto al 2021) e puntare su un’occupazione più alta, per assorbire l’aumento dei costi e ottenere un utile finale.

2. Puntare sul valore e riposizionarsi

Investire nel miglioramento dei servizi e della percezione del brand.
Attrarre nuovi segmenti di clientela con maggiore capacità di spesa, anche in momenti di incertezza.

Cosa sconsiglio vivamente

Evita un errore che vedo fare spesso:
tagliare i costi indiscriminatamente, sacrificando qualità, personale o servizi essenziali.

Il rischio? Una caduta verticale della reputazione, recensioni negative, e un effetto boomerang che compromette i risultati futuri.

Previsioni? Nebbia fitta (di nuovo)

Il 2022 doveva essere l’anno della ripartenza, ma sembra destinato a replicare le incertezze dei due anni precedenti.

Le domande che tutti si pongono:

  • Quando inizierà a concretizzarsi la domanda per l’estate?
  • Quale sarà la capacità di spesa del mercato?
  • Qual è il momento giusto per attivare offerte last minute?
  • Accetteremo gruppi per certe date?

Al momento, non abbiamo risposte certe. Ma una cosa è chiara: servono lucidità, strategia e flessibilità.

Anche in mezzo alla nebbia.

Guido Libonati

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